John Craig Venter, uno dei volti più iconici della biologia del XX‑XXI secolo, è morto il 29 aprile 2026 a San Diego, in California, all’età di 79 anni.
La causa sarebbe legata a effetti collaterali inattesi di un trattamento oncologico dopo una diagnosi recente di cancro, come riportano i media internazionali e il comunicato ufficiale emesso dal J. Craig Venter Institute. La sua scomparsa segna la fine di un’epoca di svolta nella genomica e nella biologia sintetica.
Il ribelle del genoma umano
Venter è entrato nella storia come l’“outsider” che ha sfidato il Progetto Genoma Umano. Nato nel 1946 a Salt Lake City, biologo formatosi in fisiologia e farmacologia, nel 1992 fondò il TIGR (The Institute for Genomic Research), dove sequenziò per primo l’intero genoma di un batterio, Haemophilus influenzae.
Nel 1998 lanciò la Celera Genomics, una società privata che mise in atto una gara pubblica‑privata con il consorzio governativo, accelerando il sequenziamento del DNA umano grazie alla tecnica dello shotgun sequencing. Nel 2000, proprio grazie alla competizione aperta da Venter, ricercatori pubblici e privati annunciarono quasi in parallelo la prima mappa quasi completa del genoma umano.
L’uomo che ha costruito la vita sintetica
Dopo il genoma umano, Venter ha spostato l’obiettivo ancora più in là: la creazione della prima cellula controllata da un genoma sintetico. Nel 2010 il suo team ha annunciato di aver sintetizzato l’intero DNA di un batterio Mycoplasma e trasferito il genoma in un’altra cellula, dando vita a un organismo che si replica con un “software” genetico interamente progettato in laboratorio.
L’esperimento ha acceso dibattiti etici, ma ha anche inaugurato l’era della biologia sintetica, aprendo strade verso nuove terapie, vaccini e bioprocessi industriali. Negli anni successivi, Venter ha fondato l’J. Craig Venter Institute, la Synthetic Genomics e la Human Longevity, per esplorare l’uso dei dati genomici in medicina e in ambito biotecnologico.
Un’eredità controversa ma decisiva
Venter è stato sempre visto come una figura controversa, carismatica e spesso in conflitto con la scienza accademica tradizionale, per il suo approccio imprenditoriale e brevettuale alla genetica. Nonostante le polemiche, resta universalmente riconosciuto come pioniere della genomica moderna, capace di trasformare il DNA in un “linguaggio” decodificabile e modificabile.
La sua morte lascia un vuoto in un tempo in cui l’intelligenza artificiale incontra la biologia sintetica: proprio pochi mesi fa aveva lanciato Diploid Genomics, una nuova iniziativa per unire dati genomici e algoritmi avanzati.
Con Craig Venter se ne va il simbolo di una generazione che ha reso la vita “leggibile, scrivibile e ricostruibile” – e che ha tracciato la rotta verso la medicina personalizzata del futuro.



