I dati di un nuovo studio internazionale dicono di sì: chi rende meglio nel pomeriggio o alla sera tende a restare più spesso a inizio carriera, mentre tra i dirigenti questo profilo è molto meno frequente.
La causa principale sembra essere l’organizzazione del lavoro, ancora troppo costruita sui ritmi di chi è produttivo al mattino, con riunioni fissate presto e orari rigidi che non lasciano spazio ad altri stili di rendimento.
A confermarlo è lo Studio globale sui cronotipi realizzato da Herrmann International in collaborazione con ilCVperfetto, una ricerca che ha incrociato oltre 2,5 milioni di valutazioni raccolte attraverso la piattaforma Herrmann, con un focus su 1,5 milioni di lavoratori negli Stati Uniti e in Canada e dati provenienti da 29 Paesi, Italia compresa.
Il primo dato che salta all’occhio riguarda proprio il nostro Paese: l’Italia risulta la nazione con la quota più alta di lavoratori che si dichiarano più attivi durante il giorno, davanti a Danimarca e Svezia.
All’estremo opposto si collocano Singapore, dove la percentuale di chi rende meglio la sera è quasi tripla rispetto a quella svedese, insieme a Filippine e Brasile, contesti in cui i confini tra vita lavorativa e sociale si spingono spesso fino a tarda notte.
Sul fronte carriera, lo studio evidenzia che chi è alle prime esperienze professionali ha quasi il doppio delle probabilità di essere più produttivo nella seconda parte della giornata rispetto a chi occupa posizioni di vertice, dove questo profilo risulta invece sensibilmente sottorappresentato.
Le differenze emergono in modo netto anche per settore: arte, istruzione, scrittura, consulenza e servizi mostrano le concentrazioni più alte di lavoratori “serali”, probabilmente perché alcune attività creative beneficiano di concentrazione prolungata e minori interruzioni, mentre altri ambiti seguono turni distribuiti su tutta la giornata.
Resta comunque vero che, in tutti i gruppi osservati, chi rende meglio al mattino è circa il doppio di chi rende meglio la sera, segno che il modello tradizionale continua a rappresentare la maggioranza della forza lavoro.
Il CEO di Herrmann, Karim Morgan Nehdi, ha paragonato l’idea che tutti funzionino meglio al mattino a quella di ignorare l’esistenza dei mancini, sottolineando come spesso bastino piccoli aggiustamenti organizzativi per migliorare produttività e benessere dei dipendenti. Sulla stessa linea Jasmine Escalera, esperta di carriere per ilCVperfetto, che si interroga se il lavoro da remoto stia davvero aumentando il numero di persone produttive la sera o le stia semplicemente rendendo più visibili.
Per le aziende, il messaggio è chiaro: orari più flessibili, scadenze meno rigide e riunioni distribuite in modo diverso potrebbero valorizzare profili oggi penalizzati senza stravolgere l’organizzazione del lavoro.
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