Nextwork360 è il più grande network B2B in Italia dedicato a innovazione e cultura digitale. Questo testo offre una lettura lucida del contesto nazionale e una analisi basata su dati verificati.
La trasformazione non è un trend passeggero: è una leva strategica per il mondo lavoro e la competitività delle aziende. .
Si parte da una mappa del mercato e dei dati disponibili per mostrare dove l’innovazione crea valore e dove genera frizioni. Il focus è pragmatico: progettare programmi misurabili, collegare use case a KPI e mitigare rischi con policy e competenze.
Il valore dell’intelligenza tecnologica emerge quando incontra processi chiari e persone preparate. Questo report è una bussola per executive e team leader che vogliono bilanciare velocità e controllo dell’impatto.
Principali takeaway
- La transizione digitale è strategica per la competitività.
- Decisioni basate sui dati distinguono hype e realtà.
- Progettare programmi con KPI riduce rischi operativi.
- Il ruolo dell’uomo professionista è centrale nell’integrazione.
- Fonti autorevoli trasformano numeri in priorità operative.
Per approfondire il futuro del lavoro e le competenze richieste, si rimanda al report dedicato.
Perché la trasformazione AI nel lavoro italiano è diversa dalle precedenti rivoluzioni tecnologiche
Questa ondata tecnologica cambia ritmo e scala rispetto ad altri cicli di innovazione. Ha due caratteristiche che la rendono unica: rapidità d’adozione e pervasività nei processi cognitivi.
Velocità e pervasività: dal deep learning alla GenAI
La transizione dal deep learning alla generazione di modelli avanzati ha abbattuto tempi e barriere. Casi d’uso che un tempo richiedevano anni oggi nascono in settimane.
- Nel 2017 il 20% delle imprese usava l’intelligenza artificiale; nel 2024 sono il 78% (McKinsey).
- L’adozione della generative technology è salita dal 33% al 71% tra 2023 e 2024.
- La BCE segnala che un quarto dei lavoratori usa già strumenti di intelligenza artificiale.
Dal sensazionalismo ai dati: cosa ci dicono le ricerche
I numeri ridimensionano l’allarmismo. L’automazione modifica task, non sempre posti: cambia la composizione delle attività e crea nuova domanda di competenze.
. La priorità operativa è legare use case a metriche chiare e governare ciclo di vita dei modelli con standard condivisi.
Trasformazione AI lavoro Italia: stato dell’arte e traiettorie emergenti
Lo stato dell’arte mette in evidenza una crescita marcata e traiettorie non omogenee nel mercato. I dati recenti mostrano che l’adozione nelle aziende è esplosa: dal 20% nel 2017 al 78% nel 2024.
Circa un quarto dei lavoratori usa già strumenti al posto di vecchie pratiche (BCE 2024). La generative technology è passata dal 33% al 71% in un anno (McKinsey).
- Stato dell’arte: casi d’uso in supporto e front-office per produttività e time-to-value.
- Richieste pratiche: integrare strumenti in sicurezza, tutela dei dati e misurazione dell’impatto.
- Intenti di ricerca: prompt engineering, automazione documentale e assistenti per customer care.
- Competenze: uso consapevole, supervisione e valutazione dei bias.
| Settore | Focus operativo | Traiettoria | Impatto atteso |
|---|---|---|---|
| Manifattura | Controllo qualità, automazione | Alta | Riduzione errori, ottimizzazione processi |
| Finanza | Back-office, analisi credito | Molto alta | Maggior efficienza operativa |
| Creativo & servizi | Coproduzione, customer care | Variabile | Nuove mansioni ibride |
Le opportunità sono concrete: ridisegno dei ruoli e percorsi di crescita che valorizzano competenze ibride. Il mercato lavoro assorbirà l’innovazione in modo asincrono; governance e programmi scalabili faranno la differenza.
Dieci milioni di lavoratori italiani altamente esposti: cosa emerge da Randstad Research
I dati Randstad mostrano che circa 10 milioni di lavoratori italiani sono considerati altamente esposti ai sistemi di intelligenza artificiale e all’automazione.
Lo studio applica tre indici complementari per mappare l’esposizione.
Gli indici e cosa misurano
- Osborne‑Frey: automazione di compiti non cognitivi e ripetitivi.
- Felten‑Raj‑Seamans: esposizione sui compiti cognitivi non ripetitivi.
- Brynjolfsson‑Mitchell: impatto del machine learning sulle attività.
Profili e identikit
Per l’automazione risultano più vulnerabili impiegati, operai e conducenti. Per l’intelligenza artificiale emergono impiegati, dirigenti e professioni high‑skill.
L’analisi demografica traccia profili distinti: giovani impiegati con basso titolo nei settori costruzioni/turismo/logistica; donne laureate nel Nord/Centro in analisi dati/finanza; giovani donne diplomate in commercio in smart working esposte al machine learning.
| Indice | Bassa esposizione (M) | Media esposizione (M) | Alta esposizione (M) |
|---|---|---|---|
| Automazione | 7,8 | 4,0 | 10,5 |
| Intelligenza artificiale | 9,2 | 4,6 | 8,6 |
| Machine learning | 9,3 | 4,8 | 8,4 |
Messaggio chiave: non si tratta di sostituzione totale dei lavori, ma di riallocazione di compiti. Per restare competitivi servono competenze nuove: supervisione dei sistemi, controllo qualità e capacità di interpretare i risultati.
Percezione vs realtà: la forbice tra paura di sostituzione e impatti misurati
Tra sentimento pubblico e contabilità effettiva si apre una differenza significativa che richiede attenzione. I lavoratori spesso riportano stime di perdita da robot tra 29% e 47%, mentre le verifiche mostrano un tasso reale vicino al 14%.
Le principali ricerche offrono un quadro più sfumato. Il PwC Global AI Jobs Barometer segnala che il 78% dei settori aumenta l’uso di tecnologie senza tradursi automaticamente in tagli di posti.
Goldman Sachs stima un possibile aumento temporaneo della disoccupazione di 0,5 punti e un rischio correlato fino al 2,5% con ampia adozione dei casi d’uso. L’interpretazione comune è di un impatto transitorio con nuove opportunità emergenti.
- I dati mostrano che la percezione di sostituzione supera l’evidenza misurata e alimenta ansie.
- Serve comunicazione trasparente e piani di riallocazione dei task basati su analisi e metriche.
- La vera sfida è spostare l’attenzione dalla paura alla preparazione: investire in competenze sovra‑trasversali.
Così, imprese e lavoratori possono trasformare il timore in opportunità e guidare il mercato lavoro verso scelte più consapevoli.
Europa al bivio: adozione dell’IA, coesione sociale e “AI Social Compact”
La scelta politica europea determinerà se l’innovazione sostiene la coesione o amplia le disuguaglianze. L’European Policy Centre propone un AI Social Compact per allineare politiche attive, tutela del reddito e incentivi all’adozione responsabile.
Secondo la BCE (2024), circa il 25% dei lavoratori in 11 paesi dell’eurozona usa strumenti di intelligenza artificiale sul posto di lavoro. Questo segnale indica una transizione già avviata e misurabile nei processi quotidiani.

I dati BCE sull’uso nei contesti professionali
I numeri mostrano che l’uso è più basso tra donne, persone senza laurea e over‑60. Nel periodo 2011‑2019 le occupazioni più esposte hanno comunque aumentato la loro quota occupazionale, suggerendo effetti complementari dei sistemi sulla creazione di valore.
Disuguaglianze di adozione per genere, età e istruzione
Le politiche devono puntare su programmi mirati di formazione e standard minimi di alfabetizzazione digitale. Occorre inoltre incentivare la mobilità tra settori e sostenere PMI e filiere vulnerabili.
- Coesione e innovazione: un social compact può equilibrare protezione e crescita.
- Inclusione: progettare sistemi accessibili e percorsi formativi per donne, over‑60 e non laureati.
- Metriche: misurare impatto sociale e industriale per guidare investimenti efficaci.
Governance e regolazione: AI Act ed European AI Office come leva competitiva
La governance europea segna una svolta: regole coerenti rendono prevedibile l’adozione di sistemi avanzati.
L’AI Act è il primo quadro legislativo completo al mondo con approccio basato sul rischio. Definisce requisiti su sicurezza, trasparenza e governance dei dati per classificare i sistemi in base al pericolo reale per persone e processi.
Approccio basato sul rischio e implementazione coordinata
L’European AI Office supporta l’applicazione coerente dell’AI Act: oltre 140 professionisti (tecnologi, giuristi, policy, economisti) operano in 5 unità con 2 consulenti. Questo crea un sistema di vigilanza unitario, utile alle aziende e al settore pubblico.
- Architettura regolatoria: classifica i sistemi e impone obblighi su sicurezza e trasparenza.
- Vigilanza coordinata: riduce l’incertezza e facilita la portabilità di casi d’uso tra Paesi UE.
- Leva competitiva: regole chiare favoriscono innovazione responsabile e accelerano adozione nei processi mission-critical.
Per il lavoro il quadro genera fiducia e permette sperimentazioni misurate. Le aziende devono mappare i sistemi, tenere registri dei modelli e avviare analisi di conformità anticipate.
Impatto atteso: proteggere diritti fondamentali e accelerare l’integrazione di tecnologie affidabili. Una governance matura rafforza la reputazione e semplifica la collaborazione in filiere complesse.
Settori sotto pressione: dove l’IA automatizza, integra o aumenta le capacità
In diversi comparti il rapporto uomo‑macchina evolve con velocità e conseguenze misurabili. Questo cambiamento riguarda tre ambiti chiave: manifattura, finanza e tecnologico‑creativo.
Manifattura: automazione di linea, qualità e tempi 2025‑2030
Nella manifattura l’automazione di linea accelera su assemblaggio, imballaggio e controllo qualità. Studi universitari indicano fino a 2 milioni di lavoratori sostituiti entro il 2025.
Entro il 2030 oltre metà delle posizioni di linea sarà automatizzata: la forza lavoro in assemblaggio scende da 2,1M (2024) a 1,0M (2030).
Finanza: operazioni core, prestiti e back‑office verso l’80% di automazione
Nel settore finanza, operazioni core e back‑office sono già ad alta automazione. Si prevede il 70% delle operazioni automatizzate entro il 2025.
L’elaborazione dei prestiti sale dal 35% al 60% nel 2025 e potrebbe raggiungere l’80% entro il 2030. Questo comporta fino a 200.000 tagli in alcuni mercati e un potenziale di automazione fino al 54% dei lavori bancari.
Tecnologie e creatività: rallentamenti occupazionali e nuove mansioni
Nei settori tecnologici e creativi si osserva un rallentamento dell’occupazione in attività standardizzabili: marketing, design grafico, call center e amministrazione.
Contemporaneamente emergono nuove professioni in manutenzione predittiva, visione artificiale e integrazione di celle robotiche. Le aziende devono investire in politiche di transizione e upskilling per valorizzare queste capacità.
- Impatti concreti: cambiamento dei ruoli operativi e crescita di compiti tecnici.
- Priorità per le aziende: governance, auditabilità e controllo dei bias.
- Opportunità: innovazione crea vantaggio se accompagnata da misure di tutela e percorsi formativi.
Entry-level job scarcity: la stretta sui ruoli junior e gli effetti generazionali
L’accesso al primo impiego si è fatto più selettivo, con effetti generazionali immediati. I dati del WEF indicano che il 40% dei datori prevede riduzioni dove l’automazione avanza, mentre il settore tech crea e sposta masse di posti: +11M creati, 9M spostati.
Questo sbilanciamento riduce le opportunità per i neoinseriti e aumenta la competizione sui ruoli entry-level. La Gen Z percepisce un deprezzamento del titolo: il 49% negli USA ritiene che la laurea valga meno.
Per contenere il rischio serve un approccio pratico. Tirocini “augmented”, mentorship strutturate e certificazioni pratiche avvicinano formazione e impiego.
Le imprese possono trasformare la sfida in vantaggio. Costruire pipeline di talenti su ruoli ibridi e apprendistati tecnologici riduce il gap formativo e accelera la transizione.
Se si investe in on‑the‑job training, la selettività può diventare motore di qualità e non solo barriera.
- Selezione basata su supervisione e problem solving.
- Incentivi per formazione in azienda e percorsi pratici.
- Politiche attive per sostenere i giovani lavoratori nella transizione.
Competenze in transizione: hard e soft skill che crescono di valore
Oggi il valore professionale nasce dall’unione tra tecnicalità e giudizio umano. Randstad Research sottolinea che i singoli task saranno spesso integrati da sistemi, e che ciò rende decisive creatività, pensiero critico e intelligenza emotiva.
Programmazione, analisi dati e gestione di sistemi
Le hard skill più richieste combinano programmazione orientata all’integrazione di API, analisi dati e gestione del ciclo di vita dei modelli.
Data quality e MLOps di base sono capacità pratiche per garantire output affidabili e replicabili.
Creatività, pensiero critico e intelligenza emotiva
Le soft skill distintive aumentano il valore delle persone rispetto agli strumenti.
Il pensiero critico diventa centrale per selezionare fonti, validare risultati e gestire rischi. L’intelligenza emotiva sostiene negoziazione, comunicazione e coordinamento interfunzionale.
- Ruoli in crescita: orchestrazione dei flussi, definizione dei prompt e misurazione dell’impatto.
- Sviluppo competenze: micro‑learning e progetti pratici migliorano retention e trasferimento sul campo.
- Vantaggio competitivo: le organizzazioni che investono su queste direttrici ottengono velocità e resilienza.
“Un mix bilanciato di tecnica e giudizio trasforma il rischio in opportunità.”
Formazione continua e sistemi educativi: integrare STEM e humanities
Colmare il gap tra scuola e impresa richiede curricula pensati per problemi reali e tempi rapidi.
Randstad Research indica la necessità di alfabetizzazione digitale e competenze tecniche, ma anche di contesto etico e sociale.

Curricula ibridi e aggiornamento dei talenti nelle imprese
La formazione continua è la risposta strutturale alla velocità del cambiamento.
I sistemi educativi devono offrire programmi modulari, laboratori e casi d’uso reali per ridurre il time‑to‑competence.
Le aziende dovrebbero codificare percorsi di upskilling e reskilling con certificazioni spendibili sul mercato.
- Unire scienza dei dati e etica applicata per allenare il pensiero critico.
- Politiche e incentivi fiscali favoriscono modelli duali: aula e on‑the‑job.
- Partnership tra università, ITS e imprese allineano offerta e domanda del settore.
| Obiettivo | Misura | Impatto atteso |
|---|---|---|
| Alfabetizzazione digitale | Programmi modulari e laboratori | Riduzione gap pratico in milioni di lavoratori |
| Upskilling aziendale | Certificazioni interne e percorsi on‑the‑job | Time‑to‑competence più breve |
| Valutazione | Metriche di apprendimento + impatto sul lavoro | Misurazione efficiente del ROI formativo |
Adozione in crescita ma irregolare: dal 20% al 78% nelle funzioni aziendali
L’adozione tecnologica cresce con forza, ma procede a ritmi diversi tra settori e funzioni.
I dati McKinsey mostrano che l’uso in almeno una funzione è passato dal 20% nel 2017 al 78% nel 2024.
Nel medesimo periodo la GenAI è salita dal 33% al 71% in un solo anno.
GenAI in rapida diffusione: dal 33% al 71% in un anno
Nonostante la crescita, le evidenze BTOS di metà 2025 indicano che meno del 10% delle aziende utilizza l’intelligenza artificiale con regolarità.
- I numeri confermano accelerazione e irregolarità: adozione diffusa nelle funzioni, ma uso regolare spesso basso.
- La GenAI cresce velocemente; la maturità richiede governance, processi e integrazione di sistemi.
- Il mercato è in fase sperimentale: impatto variabile per funzione, con differenze tra grandi imprese e PMI.
- L’automazione riguarda attività ripetitive; i lavori evolvono verso controllo, validazione e decisione.
| Indicatore | Valore storico | Valore recente | Maturità operativa |
|---|---|---|---|
| Adozione in almeno una funzione | 20% (2017) | 78% (2024) | Variabile; bassa regolarità |
| GenAI (adozione rapida) | 33% (2023) | 71% (2024) | Richiede governance |
| Uso regolare (BTOS, metà 2025) | <10% aziende | ~20% settori professionali | Limitato; sperimentazione |
Impatto: le aziende che strutturano roadmap orientate al valore raccolgono benefici prima e mitigano i rischi di progetti senza sbocco.
La distanza tra intenzione e uso regolare richiede investimenti bilanciati su tecnologie, persone e processi.
Mercato del lavoro: spiazzamento temporaneo e nuove opportunità
Il mercato del lavoro attraversa una fase di scosse e recupero, con effetti misurabili sul breve periodo.
Le analisi di Goldman Sachs stimano un aumento della disoccupazione di circa +0,5 punti percentuali nella transizione. Se i casi d’uso crescessero in modo proporzionale, fino al 2,5% dell’occupazione potrebbe essere a rischio.
Storicamente l’impatto è stato temporaneo: il riequilibrio genera milioni di nuove attività. Negli Stati Uniti circa il 60% dei lavoratori è oggi impiegato in occupazioni che non esistevano nel 1940.
Dinamiche occupazionali: transizioni, frizione e ribilanciamenti
Le frizioni emergono quando compiti vengono riallocati. La sostituzione totale resta rara; prevale la ridefinizione dei ruoli e l’arricchimento delle mansioni.
- Il mercato lavoro vive fasi di spiazzamento seguite da riassorbimento con politiche attive.
- Nuove opportunità nascono in ruoli ibridi e professioni emergenti.
- La qualità delle transizioni dipende dalla velocità di riqualificazione e dalla portabilità delle competenze.
Settori con maggiore automazione necessitano di piani sociali e incentivi per l’assorbimento nelle filiere con domanda crescente. Le imprese che anticipano il redesign dei ruoli riducono attriti e massimizzano la produttività.
“Investire in dati, piattaforme e modelli organizzativi accorcia i tempi di passaggio e riduce il costo sociale.”
Strategie per le aziende italiane: integrazione responsabile e misurabile dell’IA
La sfida odierna è tradurre progetti pilota in processi aziendali scalabili. Le aziende devono passare da sperimentazione a operatività con regole chiare e metriche misurabili.
Roadmap di adozione: casi d’uso, dati, governance e sicurezza
Una roadmap in tre mosse semplifica l’azione:
- Priorità ai casi d’uso ad alto ROI, con attenzione a qualità dei dati e architetture resilienti.
- Governance e sicurezza by design, allineando sistemi e politiche al quadro normativo (AI Act e European AI Office).
- Iterazione controllata: pilota, scale‑up con MLOps e monitoraggio di drift e robustezza.
KPI e metriche: produttività, qualità, upskilling e impatto sui ruoli
I KPI devono misurare produttività per processo, qualità degli output e riduzione errori.
Misure chiave: tempi di ciclo, OEE per manifattura, qualità del credito in finanza, NPS e tempo di risposta nei servizi.
Analisi dati integrata ai processi decisionali aumenta affidabilità e accountability.
Le imprese che investono in competenze e leadership tecnica ottengono vantaggi difendibili nel medio periodo.
Conclusione: programmi di adozione iterativi e governance forte permettono all’innovazione di generare valore reale sul mercato e di ridurre le sfide operative.
Strategie per i lavoratori: come diventare complementari all’IA
Una strada pragmatica per i lavoratori passa dall’accumulare esperienze pratiche e certificazioni mirate.
Randstad Research segnala che rafforzare alfabetizzazione digitale, programmazione, analisi dei dati e gestione dei sistemi è fondamentale. La intelligenza artificiale può potenziare analisi critica, decisione, supervisione e interazione umana.
Portafogli di competenze, certificazioni e pratica con tool
Costruire un portafoglio che unisca tecnica e soft skill rende il profilo complementare alle macchine. La formazione continua e i micro‑credential attestano capacità operative su piattaforme reali.
- Affiancare coding base e data literacy con comunicazione e problem solving.
- Praticare con tool concreti per imparare qualità dei dati, prompt efficaci e controllo dei risultati.
- Accelerare la transizione con progetti reali, mentoring e certificazioni spendibili.
- Identificare ruoli adiacenti e percorsi di specializzazione per aumentare mobilità interna.
I lavoratori che adottano mentalità di apprendimento permanente colgono prima le opportunità e consolidano valore sul mercato.
“Programmi strutturati di upskilling riducono il rischio di obsolescenza e aumentano la negoziabilità delle competenze.”
Italia, tra ritardi e opportunità: verso un modello distintivo di transizione digitale
La sfida è trasformare un ritardo relativo in vantaggio strategico. Le aziende UE restano indietro sulla GenAI rispetto agli USA (45–70%) e gli investimenti VC europei sono circa un decimo di quelli statunitensi.
Serve un modello nazionale che unisca innovazione affidabile, politiche abilitanti e formazione diffusa. Occorre coordinare istituzioni, imprese e sistemi educativi per creare nuove professioni e trattenere talenti.
Investire in sistemi dati nazionali, cloud interoperabili e supportare PMI è prerequisito per scalare casi d’uso. Misurare risultati su produttività, qualità e occupazione permetterà di correggere rotta.
Con visione, esecuzione e standard condivisi, la transizione digitale può diventare opportunità per il mercato e per i lavoratori italiani.






