Il delitto di Garlasco, il brutale omicidio di Chiara Poggi avvenuto nella notte del 13 agosto 2007, torna alla ribalta con un nuovo passaggio decisivo.
Le gemelle Paola e Stefania Cappa e il fratello della vittima, Marco Poggi, saranno interrogati come “persone informate sui fatti” nell’inchiesta riaperta sulla morte di Chiara.
Le cugine di Chiara, note anche come “gemelle K” dai media, sono state invitate dai carabinieri di Milano e saranno ascoltate martedì 5 maggio a Milano, mentre Marco Poggi è stato convocato per mercoledì 6, probabilmente a Mestre, dove vive.
I tre non risultano indagati né sospettati, ma la loro presenza in procura è considerata un tassello rilevante per sciogliere i dubbi ancora aperti su eventuali incongruenze, dettagli oscuri e possibili omissioni nelle dichiarazioni raccolte in questi anni.
Chi sono le gemelle Cappa?
Paola e Stefania, figlie di Mariarosa Poggi sorella di Giuseppe Poggi, padre di Chiara, sono state vicine alla vittima fin da piccole e hanno fatto parlare di sé soprattutto per alcune immagini diffuse in ambito mediatico subito dopo l’omicidio.
Nel 2025 erano state già inserite nella maxi perizia di riconsiderazione delle tracce di Dna, con prelievo del campione genetico da confrontare con le vecchie prove raccolte nella villetta di via Pascoli.
Oggi, vent’anni dopo, le due sorelle vengono chiamate per chiarire episodi come la gestione di foto, messaggi, spostamenti e presenze a Garlasco nei giorni cruciali, rintracciabili anche in una fitta attività di messaggi e vocali che gli inquirenti stanno ricostruendo con estrema attenzione.
Per loro, ma anche per molti protagonisti di questa storia, l’interrogatorio è visto come un ulteriore passaggio di un processo che non si è mai interamente chiuso, nemmeno dopo la condanna definitiva di Alberto Stasi.
Marco Poggi, il fratello che non ha mai smesso di chiedere verità
Marco Poggi, fratello minore di Chiara, è stato più volte richiamato dagli organi di indagine negli ultimi anni, prima come testimone nel nuovo filone sull’omicidio, poi come elemento di riferimento nelle perizie di Dna e negli interrogatori paralleli ai nuovi indagati.
La sua figura è emersa sempre come quella di un familiare profondamente provato, che ha continuato a chiedere chiarimenti sulla gestione delle tracce e sulle possibili piste alternative che l’inchiesta originaria non avrebbe esplorato fino in fondo.
Durante l’interrogatorio, i magistrati vogliono ricostruire con maggiore precisione la dinamica delle telefonate a casa Poggi, le autorizzazioni e le criticità emerse a livello di indagini scientifiche, senza tralasciare i dubbi sulla contaminazione delle tracce o su eventuali omissioni relative alla scena del crimine. P
er Marco, il confronto con i pm è un momento delicato: da un lato la necessità di affidarsi al sistema giudiziario, dall’altro il timore che la verità possa ancora sfuggire o restare incompleta.
Il contesto: un’indagine che non si è mai fermata
Il delitto di Garlasco, uno dei casi di cronaca nera più dibattuti e seguiti in Italia, è stato oggetto di due inchieste e due archiviazioni prima che una terza riapertura iniziasse a muovere nuovi interrogatori, perizie di Dna e confronti incrociati tra ex imputato (Stasi), nuovo indagato (Andrea Sempio) e testimoni come le gemelle Cappa e Marco Poggi. La nuova fase è stata caratterizzata da un’attenzione particolare alla traccia biologica sotto le unghie della vittima, al materiale di avvicinamento e alla ricostruzione dei movimenti delle ore precedenti l’omicidio, con un’attenzione crescente anche ai messaggi e alle comunicazioni digitali.
In questo contesto, la convocazione di Paola e Stefania Cappa e di Marco Poggi assume un valore simbolico oltre che strettamente tecnico: significa che la Procura vuole chiudere ogni spiraglio di ambiguità, mettendo sul tavolo anche le ombre che l’inchiesta “originale” ha lasciato sulle figure di contorno. Non si tratta di riaprire il caso contro Alberto Stasi, che ha già scontato la condanna, ma di assicurarsi che nessun altro dettaglio, per quanto minimo, possa essere lasciato nell’angolo.
Umanità al centro di una storia che non finisce
Per MondoUomo, il delitto di Garlasco resta un esempio di come una vicenda di violenza estrema possa prolungarsi negli anni, condizionando la vita di intere famiglie, amici e testimoni. Le gemelle Cappa, Marco Poggi e tutti gli altri protagonisti di questo nuovo passaggio di indagine sono oggi adulti, con carriere, relazioni, figli, ma portano ancora sulle spalle il peso di un’etichetta che la cronaca ha appiccicato loro anni fa, senza risparmiare commenti, insinuazioni e giudizi pubblici.
L’interrogatorio di Paola, Stefania e Marco non è solo un atto giuridico, è un momento in cui il sistema cercano di combinare rigore procedurale e riconoscimento umano: capire cosa sapevano, cosa hanno visto, cosa hanno taciuto o non hanno capito, permettendo a ciascuno di parlare con la propria voce, senza filtrate da titoli o da reti televisive. Per il pubblico, in particolare per chi segue la cronaca con un’attenzione più matura e meno sensazionalistica, il messaggio è questo: alcune ferite non guariscono mai, ma continuare a cercare la verità può essere l’unico modo per impedire che la menzogna vinca il silenzio.
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